17 Ago 2011 ampio sondaggio sulla salute degli autisti

Autista di bus: professione ad alta tensione

Diverse centinaia di colleghe e colleghi hanno risposto al sondaggio del Gatu, i cui risultati evidenziano la portata di alcuni problemi che affliggono la categoria, confermando che la professione è esposta a pesanti rischi per la salute. Il sondaggio indica anche alcune priorità per migliorare le condizioni di lavoro. Prima fra tutte è la riduzione della durata del turno di lavoro.

Cantieri, code, clienti aggressivi. Le fonti di stress per gli autisti sono numerose, specie in città.

Cantieri, code, clienti aggressivi. Le fonti di stress per gli autisti sono numerose, specie in città.

Orari di lavoro, lavoro notturno, traffico stradale, l’aggressività dei clienti, l’ergonomia del posto di lavoro ... sono alcuni degli elementi che hanno un influsso diretto sulla salute dei conducenti di bus. Il SEV ha appena pubblicato i risultati del sondaggio svolto dal suo settore Bus-Gatu in tutta la Svizzera, raccolti in fascicoli redatti in italiano, tedesco e francese.

La dimensione nazionale di questo lavoro ha permesso di constatare come non vi siano differenze molto importanti tra le regioni: «autisti giovani e anziani condividono le stesse preoccupazioni, indipendentemente dal fatto che lavorino a Ginevra, a Lugano o nell’Oberland bernese» ha confermato la vicepresidente del SEV Barbara Spalinger.

Altro aspetto importante di questo sondaggio è il fatto che le domande sono state elaborate da persone impiegate in prima persona nella professione. Le domande risultano quindi assolutamente mirate alla realtà quotidiana degli autisti di bus.

Le oltre 800 risposte pervenute hanno permesso di individuare chiaramente alcune priorità, tra le quali la principale è quella legata dall’estensione delle giornate lavorative.

«Il sondaggio riporta come giornate lavorative di 11 o persino 12 ore siano molto mal sopportate dalle colleghe e dai colleghi interessati» indica Johan Pain, presidente della sezione VPT tl (trasporti pubblici della regione di Losanna).

Una professione molto esigente per la salute

Guidare un bus dei trasporti pubblici è una professione che mette a dura prova la propria salute, sia dal punto di vista fisico che da quello nervoso. Numerosi autisti, giovani e anziani, si lamentano infatti di mal di testa o dolori alla schiena, di disturbi del sonno, di sintomi di stress e di angoscia. Il sondaggio del SEV VPT-Gatu dimostra così come la professione di autista di bus sia una di quelle più gravose per la salute di chi la pratica. Da punto di vista fisico, i problemi provengono dalle lunghe ore trascorse seduto al volante, a volta aggravati da un posto di guida mal concepito dal profilo ergonomico. Essi si manifestano sotto forma di dolori alle articolazioni, ai tendini, ai nervi o all’apparato muscolare oppure a reazioni ai vari fattori di stress con i quali gli autisti sono confrontati giornalmente: problemi di circolazione stradale, aggressività dell’utenza ecc. Nel complesso, oltre la metà degli autisti soffre di questi disturbi. Una quota nettamente superiore a quella ravvisata dalla segreteria di stato per l’economia (SECO) che, nel suo rapporto del 2009 su «lavoro e salute», riportava una quota del 34% di lavoratori che soffrivano di questo genere di disturbi. Questa realtà non è comunque un’esclusività del nostro paese. «I problemi di salute sono stati all’ordine del giorno del forum europeo dei trasporti pubblici del 2008, svoltosi a Bologna, che ha presentato due inchieste svolte in Italia e presso la RATP di Parigi» ci spiega Johan Pain, presidente della sezione VPT tl. I risultati di queste inchieste hanno indotto il GATU a svolgerne una analoga, dapprima in Svizzera romanda, per poi estenderla al resto del paese. Ciò ha dimostrato come i problemi derivanti dalla professione siano effettivamente uguali in tutta la Svizzera. Johann Pain ci conferma che le inchieste svolte all’estero hanno dato gli stessi risultati. «Le inchieste svolte in Italia e presso la RATP riportano infatti risultati simili, con gli stessi disturbi (mal di schiena, dolori muscolari e stress) che insorgono in proporzioni analoghe».

Giornate interminabili

A seconda delle ore di punta, le giornate sono suddivise in due o tre spezzoni, con pause piuttosto lunghe, ma spesso comunque insufficienti per permettere di rincasare per un periodo apprezzabile. Un problema che viene poi ampliato anche dalle distanze crescenti tra luogo di domicilio e di lavoro. «Sempre più spesso, gli autisti non abitano più nei dintorni della rete sulla quale lavorano. Da noi abbiamo colleghi che, a causa della crisi del mercato degli alloggi sull’arco del lago Lemano, per trovare un appartamento a prezzi abbordabile, devono andare ad abitare a Friborgo o in Vallese. Ciò ha un impatto notevole anche sulla vita famigliare e sociale, con giornate che iniziano alle 4 del mattino per terminare verso le 20» spiega Pain.

Il problema della durata del turno di lavoro non si presenta però nelle stesse dimensioni in tutte le aziende: «tutto dipende dalla rete e dagli orari di punta. Il problema è più acuto sulle linee regionali, per esempio quelle della rete dei trasporti di Friborgo ».

Spesso, queste giornate spezzettate comportano turni relativamente brevi. La grande disponibilità richiesta dal datore di lavoro non viene così ricompensata dal punto di vista dell’orario conteggiato e retribuito.

Ciclisti e orari tirati …

Un’altra indicazione importante del sondaggio riguarda lo stress derivante dal traffico, unito alla pressione per rispettare gli orari «nel contempo, ci riducono i tempi di percorrenza e gli orari di presa e di passaggio di consegne». Una delle conseguenze è che spesso gli autisti non dispongono più nemmeno del tempo per soddisfare le esigenze fisiologiche quando giungono ai capolinea. Vi sono persino linee sui quali viene mantenuta la cadenza anche quando vi è in circolazione un bus in meno.

Uno dei fattori di maggior stress sono poi i ciclisti: «hanno spesso un comportamento imprevedibile, come quando si mettono a zigzagare tra le auto, oppure quando passano con il rosso » si lamenta Pain. I progetti di diverse città di aprire le corsie preferenziali anche ai ciclisti non sono pertanto visti di buon occhio: «ci opponiamo all’adozione generalizzata di simili norme e in genere abbiamo le aziende dalla nostra parte» precisa Pain, mentre Barbara Spalinger fa notare come «circolare nel traffico urbano è molto difficile, con tutti i fattori di cui si deve tener conto: ciclisti, pedoni, auto, la fretta generale ecc. Da questo punto di vista, risulta persino più esigente della professione di macchinista, che per lo meno ha davanti a sé la via tracciata dai binari».

Come detto, il sondaggio non rileva differenze di peso tra le regioni. Per contro, vi sono risposte differenziate secondo l’età. «Gli anziani sono ormai abituati alle difficoltà della professione» nota Johann Pain «e, in particolare, accettano più facilmente di dover lavorare la domenica. Solo il 12% delle risposte date da 55-65enni lo giudica particolarmente gravoso, mentre questa percentuale sale al 30% nei giovani tra i 23 e i 35 anni».

I più giovani sopportano invece meglio il lavoro serale e notturno, dal quale recuperano con maggior facilità. Il riconoscimento di indennità e di supplementi di tempo costituiscono inoltre incentivi molto apprezzati.

Primo punto: sicurezza d'impiego

Il questionario del Gatu dava anche agli autisti la possibilità di citare tre elementi positivi del loro lavoro. Il fattore più votato è di gran lunga la sicurezza del posto di lavoro. Sono in particolare i più giovani, da 23 a 35 anni, a menzionare in ragione del 25% questo punto, mentre presso i più anziani, da 56 a 65 anni, resta importante ma viene indicato solo dal 17% delle risposte. I più anziani sono tra l’altro coloro che manifestano la maggior soddisfazione sul proprio posto di lavoro, menzionando questo fattore al 21%, contro l’11-13% delle altre categorie d’età. Nel complesso, al secondo rango dei fattori positivi si colloca la solidarietà tra i colleghi. Una considerazione che fa molto piacere ai promotori del sondaggio: «siamo molto lieti che i colleghi citino la solidarietà tra di loro come un fattore positivo. È senza dubbio un elemento da mettere in relazione anche con l’attività sindacale svolta». Interessante notare che sono soprattutto i più giovani a citare maggiormente questo aspetto (18%), mentre la percentuale scende al 16% presso i 46-55 anni e persino al 14% tra i 56-65 anni. In terza posizione troviamo, poco staccato, il fattore «indipendenza e libertà», anche se viene osservato come il lavoro venga «regolato in modo sempre più stretto con orari sempre più serrati» e in città vi siano interventi sempre più frequenti dei servizi di gestione del traffico. Il salario viene citato in misura quasi analoga, salvo presso le categorie dei più giovani.

Lotta alle assenze

Oltre a tutte le condizioni che minacciano la loro salute, gli autisti sono esposti ad un’altra fonte di stress, generata dalla lotta che molte aziende di trasporto urbano stanno conducendo contro le assenze per malattia: «vi sono molti controlli e spesso constatiamo un clima di sfiducia», indica Barbara Spalinger, «che viene espressa da conteggi dei numeri di giorni annui di malattia. Questo approccio viene aggravato dal fatto che gli autisti soffrono spesso di mali molto poco specifici e poco definibili, come dolori dorsali o mal di testa.»

Johann Pain riferisce un esempio della sua azienda, i tl: «basta che un autista abbia avuto due o tre assenze in un anno per essere convocato ad un colloquio, in cui gli vengono poste un’infinità di domande». Evidentemente, le aziende presentano questi procedimenti, seguiti anche al di fuori del settore dei trasporti, come un modo per manifestare il loro interesse allo stato di salute dei dipendenti. Questi ultimi li vivono però spesso come un’ulteriore forma di pressione. «Gli autisti vivono queste convocazioni come una molestia e un modo per farli sentire in colpa» precisa Johan Pain.

Ai tl, il sindacato ha ottenuto di accompagnare i colleghi che ne fanno richiesta a questi colloqui. «Adesso i responsabili sono un po’ più moderati, ma ci sono state anche osservazioni piuttosto pesanti del tipo: la troviamo piuttosto ingrassato, oppure: se ha dei problemi, quella è la porta».

Un altro esempio proviene da Zurigo, dove la VBZ intendeva sottoporre gli autisti alla misurazione del proprio indice di massa corporale (BMI, che indica la proporzione tra peso e statura), con la prospettiva di rimuovere dai compiti di guida chi risultasse con un peso superiore ad un determinato limite. «Sarebbe molto meglio offrire alle persone la possibilità di nutrirsi in un modo più sano» osserva Barbara Spalinger, rilevando comunque che il datore di lavoro deve rispettare alcuni limiti nei consigli che intende dare per lo stile di vita dei suoi dipendenti, per evitare di interferire con la loro sfera privata.

Barbara Spalinger sottolinea che i datori di lavoro hanno l’obbligo legale di sorvegliare la salute fisica e psichica dei loro dipendenti. Vi sono provvedimenti che vanno nella buona direzione, come i corsi di ginnastica offerti da alcune aziende in Svizzera tedesca, ma risultano comunque insufficienti.

La volontà di ridurre ad ogni costo le assenze può risultare controproducente, inducendo autisti a presentarsi sul posto di lavoro anche se ammalati, in quanto non vogliono esporsi alle ritorsioni delle aziende. «Vi sono più autisti che lavorano anche quando non dovrebbero che casi di abuso. Quando ci sediamo al volante, la legge ci chiede di essere nel pieno possesso delle nostre facoltà! È una questione di sicurezza» afferma Johan Pain. «Oltretutto, questa politica è inutile, in quanto nessuno è al riparo da malattie. Conosco un responsabile delle risorse umane, che aveva fama di essere molto duro con certi collaboratori, e che ora è lui stesso in malattia da diversi mesi, in quanto soffre di depressione».

Le priorità

I risultati del sondaggio permettono di definire le priorità d’intervento per migliorare le condizioni di lavoro. «La rivendicazione principale riguarda la durata del turno di lavoro, che vorremo portare in media attorno alle 10 ore, invece delle 11-12 applicate in molte aziende» spiega Johan Pain. «Un altro punto è di prevedere tempi di sosta sufficienti tra una corsa e l’altra, rispettivamente quando si rientra al deposito».

La concretizzazione di queste rivendicazioni passa attraverso le trattative per il rinnovo dei CCL. Ne deriveranno anche spese supplementari, per cui il SEV si sta preparando in modo adeguato.

Hélène Koch

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