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Iniziativa popolare per una cassa malati unica

Un sistema da cambiare

L’autunno 2011 ha rilanciato il problema della continua crescita dei premi di cassa malati, che assorbono ormai una quota importante dei redditi di ogni economia domestica. Il SEV ha deciso di sostenere la nuova iniziativa per promuovere una cassa malati unica. Ne abbiamo parlato con una delle promotrici, la consigliera nazionale Marina Carobbio Guscetti.

La dottoressa Marina Carobbio Guscetti nel suo studio di Roveredo (GR).

contatto.sev: Questa iniziativa dovrebbe portare i cittadini a votare per la terza volta su di una cassa malati unica. Perché dovrebbe essere la volta buona?

Marina Carobbio Guscetti: Perché sempre più cittadine e cittadini si sono resi conto delle lacune di un sistema basato su di una pseudoconcorrenza tra 80 casse, iniquo e molto poco trasparente. Secondo me, questo è il momento giusto per rivederlo.

Quindi continueremo ad avere premi uguali per tutti …

Abbiamo voluto mettere la priorità su di una cassa unica per tutti, anche se il discorso fatto in Parlamento che i premi non dovrebbero superare l’8% del reddito mantiene la sua attualità, come rimane inaccettabile la situazione in cui una commessa viene chiamata a pagare lo stesso premio di un manager.

Una cassa malati unica potrebbe però portare anche ad un importante taglio di posti di lavoro.

L’iniziativa prevede di strutturare la cassa malati unica con agenzie regionali, che permetteranno di mantenere i posti di lavoro di chi opera a diretto contatto con gli assicurati. Da questo punto di vista, l’iniziativa intende anche migliorare il servizio, estendendo la copertura del territorio, mentre oggi assistiamo ad un processo inverso, con le casse malati che concentrano i loro uffici nei centri principali, smantellando le strutture e i posti di lavoro in periferia. Evidentemente, la soppressione di 80 casse malati comporterà la sparizione di 80 consigli di amministrazione, ma questo è uno dei fattori di risparmio.

L’iniziativa vuole appunto contribuire a ridurre i costi e, di conseguenza, i premi. In che modo potrebbe avvenire?

Oltre alla citata razionalizzazione delle strutture dirigenziali, non avremmo più i costi generati dai cambiamenti di cassa degli assicurati a fine anno, quantificati in un centinaio di milioni, oltre a tutte le spese di propaganda e di marketing, che le casse attualmente affrontano con lo scopo di procacciarsi i cosiddetti «buoni rischi». Si tratta di spese ingenti, valutate tra i 400 e i 500 milioni di franchi l’anno. Nel complesso, avremmo quindi un potenziale di risparmio che potrebbe portare ad una diminuzione dei premi già nel breve termine.

Bio

Marina Carobbio Guscetti ha 45 anni ed è sposata con Marco, ingegnere alle Officine FFS di Bellinzona. Ha due figli, Matteo di quindici anni e Laura di sette e mezzo e vive a Lumino. Medico «di famiglia» (tiene a precisare) a tempo parziale, esercita in uno studio collettivo di quattro medici. Consigliera nazionale dal 2007 e vicepresidente del PS dal 2008, quest’anno presiede anche la deputazione ticinese alle camere federali ed è una delle promotrici dell’iniziativa per una cassa malati unica.

In precedenza ha fatto parte del gran consiglio ticinese per sedici anni.

Il (poco) tempo libero da impegni politici, con relative trasferte a Berna e di lavoro, viene dedicato alla famiglia, che la sostiene con convinzione.

Il suo nome compare nella lista dei possibili candidati per il rinnovo del Consiglio federale.

Come mai l’iniziativa prevede di mantenere premi differenziati tra i cantoni?

Il nostro sistema affida ai cantoni un ruolo determinante nella definizione della struttura e nel contenimento dei costi sanitari, per esempio tramite l’intervento sulla pianificazione ospedaliera, sulla regolamentazione di apparecchiature costose ecc. I premi dovrebbero variare di conseguenza e l’iniziativa chiede proprio di ripristinare e rafforzare il rapporto tra offerta sanitaria e relativi costi e i premi di cassa malati, mentre oggi assistiamo ad esempi che vedono cantoni intervenire in modo deciso ed efficace sulla loro struttura sanitaria, senza per questo trovare un riscontro a livello di premi.

Ma se i premi devono rispecchiare la struttura dell’offerta sanitaria, non vi è il rischio di favorire una medicina a due velocità?

No, in quanto l’iniziativa prevede di coprire la necessità di un’assicurazione di base con un catalogo di prestazioni che risponda ai reali bisogni della popolazione senza per questo razionare le cure. Evidentemente, l’iniziativa non può rappresentare la risposta a tutti i problemi. Per affrontare l’evoluzione dei costi del settore sanitario occorrono altre misure, per esempio nel settore del costo dei medicamenti, dove non si è stati sufficientemente incisivi. Occorre anche una regolamentazione a livello nazionale per la medicina di punta e sarebbe opportuno rivalutare la figura del medico di famiglia. Quest’ultimo aspetto è peraltro oggetto di un’altra iniziativa, lanciata dai medici di famiglia.

La cassa malati unica dovrebbe quindi snellire e rendere più trasparente questa assicurazione.

Non solo. La struttura di gestione della cassa malati unica prevista dall’iniziativa, con rappresentanti della Confederazione, dei Cantoni, degli assicurati e dei fornitori di prestazioni dovrebbe favorire anche un’opera di prevenzione, come avviene per esempio presso la SUVA, contribuendo a lungo termine a comprimere i costi in senso positivo. Una cassa malati unica dovrebbe inoltre migliorare decisamente la presa a carico dei malati cronici. Oggi, al di là dei sorrisi su carta patinata, le casse malati concentrano spesso i loro sforzi sulla caccia ai buoni rischi, ricorrendo anche ad espedienti per tagliare fuori gli altri, come proprio i malati cronici, oppure gli anziani, per esempio non rispondendo alle loro richieste, o negando prestazioni di legge ecc. Qui assistiamo davvero all’instaurazione di una medicina a due velocità, che la cassa malati unica potrebbe invece contrastare.

Disporre di una cassa malati unica e pubblica significa anche avere un unico ente che negozia con i fornitori di prestazioni, con effetti benefici, per esempio, sulla definizione di reti di cura integrate (managed care) ecc. senza necessariamente mettere in discussione il principio della libera scelta del medico.

Gli oppositori ad una cassa malati unica sostengono invece che la concorrenza tra diverse strutture sia il miglior modo per contenerne i costi …

Come ho detto, però, in realtà la concorrenza si svolge su piani completamente diversi, in particolare proprio sulla caccia ai buoni rischi che hanno un’incidenza sui costi notevoli e sull’interesse da parte delle casse malati a far stipulare assicurazioni complementari.

Per limitare l’effetto di questa caccia vi è anche un fondo di compensazione tra le casse, la cui gestione si è però rivelata molto complessa e, di conseguenza, dispendiosa. Questi fattori limitano poi gli effetti benefici della concorrenza sui premi.

In che senso?

Nonostante le apparenze, le casse malati non hanno un interesse a offrire il miglior premio possibile, per due motivi: si vedono confrontate ad un gran numero di richieste di adesione, tra le quali non vi sono solo buoni rischi e per le quali devono in seguito accumulare le riserve prescritte dalla legge. Il libero passaggio tra le casse non prevede infatti il versamento delle riserve accumulate dall’assicurato, come avviene nel secondo pilastro. Le riserve devono quindi essere ricostituite. Si tratta di importi ingenti, suscettibili di compromettere la capacità finanziaria della cassa. L’effetto positivo della concorrenza risulta quindi molto relativo.

Che eco ha avuto sin qui l’iniziativa?

Ottimo. Dal primo febbraio, giorno del lancio, abbiamo già quasi raccolto le 100 000 firme necessarie, nonché l’adesione di diverse associazioni, partiti, sindacati, dei consumatori ma anche di fornitori di prestazioni e di personalità che ci confermano di come sia maturata la sensibilità nei confronti della necessità di cambiare questo sistema.

Quindi le cartoline nel nostro giornale potrebbero dare un contributo decisivo all’iniziativa …

Lo spero proprio. Val la pena firmare ancora per garantire la riuscita. Inoltre, raccogliere molte firme in poco tempo è sempre di ottimo auspicio per l’accoglienza di un’iniziativa.

Pietro Gianolli